ICTUS: I NUMERI DELL'EMERGENZA E LE SFIDE DEL FUTURO

03 Novembre 2017

Cosa resta, a distanza di pochi giorni dalla Giornata Mondiale contro l’ictus cerebrale? Dati e statistiche a dir poco preoccupanti, e un’ampia serie di questioni aperte.

Cominciamo dai numeri, che sono impressionanti. Lo studio “La riabilitazione post-ictus in Italia” realizzato da A.L.I.Ce Italia onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) e presentato in questi giorni a Roma nel corso di un convegno presso la Fondazione IRCCS Santa Lucia, ci dice che nel nostro Paese un milione di persone convive con le conseguenze invalidanti di un ictus; questo significa che ciascun medico di medicina generale assiste dai 4 ai 7 pazienti colpiti dalla malattia e 20 sopravvissuti con disabilità.

Ogni anno nel nostro Paese si verificano 200mila casi di ictus, nell’80 per cento dei casi il paziente sopravvive. La notizia positiva è che, negli ultimi venti anni, il tasso di mortalità è sceso di oltre il 30 per cento grazie ai progressi ottenuti nel trattamento della fase acuta della patologia, ai migliori stili di vita e al diffondersi della cultura della prevenzione.

Ma c’è un rovescio della medaglia… sono sempre di più, secondo lo studio di A.L.I.Ce, i pazienti che perdono l’autonomia: oltre 50mila all’anno. L’ictus è – ad oggi - la prima causa di disabilità nell’adulto e può determinare un’ampia gamma di deficit funzionali: dalla paresi degli arti superiori e inferiori a gravi problemi neurologici e cognitivi, che richiedono risposte riabilitative diverse in relazione alla gravità del danno cerebrale subito. Il 60 per cento dei pazienti presenta anche problemi visivi, quasi un paziente su due ha difficoltà di deglutizione e respirazione, uno su tre soffre di disturbi del linguaggio e depressione. Nello studio i costi collettivi dell’ictus sono valutati in 3,7 miliardi di euro, ovvero il 4 per cento della spesa sanitaria nazionale: un terzo è rappresentato dalle spese di trattamento nella fase acuta, gli altri due terzi sono costi generati dalla disabilità. Ci sono, poi, i costi che devono sostenere le famiglie. Secondo lo studio di A.L.I.Ce, a causa della malattia le spese familiari aumentano del 58 per cento e il 69 per cento dei pazienti tra i 25 e i 59 anni deve abbandonare il lavoro.

La Società Italiana di Riabilitazione Neurologica, è da sempre impegnata in prima linea nell’assistenza e nella promozione e ricerca delle tecniche riabilitative più innovative per le persone con ictus. Ma molto c’è ancora da fare, se ogni anno in Italia circa 42.300 persone presentano alla dimissione dal reparto acuti gli esiti gravissimi di ictus per i quali è necessario un tempestivo ricovero in strutture di alta specialità adeguatamente attrezzate per la riabilitazione neurologica.

Ci sono poi le questioni aperte, a cominciare dalle tante disparità di un paese che ha 21 sistemi sanitari differenti; tanto per dirne una, i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali aggiornati e attivi per la riabilitazione post ictus dei pazienti sono presenti solo in sei Regioni: Valle d’Aosta, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna e Marche. Questo non significa che la riabilitazione dell’ictus non sia presente in Italia, anzi, nel network SIRN c’è una prevalenza di centri e soci che se ne occupano in modo adeguato e aggiornato. I PDA sono utili soprattutto per garantire la continuità riabilitativa dalla fase acuta da dove i percorsi devono essere standardizzati per garantire l’appropriatezza dell’intervento.

Inoltre, due terzi delle stroke unit si trovano al Centro-Nord; una situazione che penalizza i cittadini del Sud in termini sia di mortalità sia di disabilità. Questo dato emerge invece dal rapporto “L’impatto dell’Ictus in Europa”, promosso dalla SAFE-Stroke Alliance for Europe e condotto dai ricercatori del King’s College di Londra in 35 Paesi europei, compreso il nostro, presentato a Roma lo scorso 17 ottobre a cura dell’Osservatorio Ictus Italia in collaborazione con la stessa SAFE. Le stroke unit, cioè i centri multidisciplinari considerati il livello di eccellenza nella terapia dell’ictus, non sono infatti distribuite equamente tra i diversi Paesi Europei. Ma anche all’interno della stessa nazione, le differenze tra un territorio e l’altro possono essere notevoli. In definitiva, in Italia, occorre diffondere maggiormente le stroke unit, soprattutto quelle integrate con la riabiitazione dove si garantisce la continuità assistenziale e riabilitativa fin dal momento dell’insorgenza dell’ictus.
 

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