ROBOTICA E RIABILITAZIONE: UN BINOMIO SEMPRE PIÙ INSCINDIBILE

23 Aprile 2018

Robotica e riabilitazione: un binomio ormai inscindibile, su cui si gioca una partita fondamentale per il futuro dei pazienti, specialmente in un paese che invecchia sempre di più. Ecco perché la Società Italiana di Riabilitazione Neurologica ha sempre dato ampio spazio alla robotica nel corso dei suoi eventi formativi e dei congressi che promuove; non ultimo, il recente Congresso Nazionale che si è svolto a Trieste.

Di questo, ha parlato in maggiore dettaglio Stefano Mazzoleni, Ricercatore dell'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, nel corso di un’intervista rilasciata a “Il Giornale d’Italia”.

«Sono in fase di avvio- due studi RCT multicentrici a livello nazionale, uno focalizzato alla riabilitazione dell'arto superiore e l'altro alla riabilitazione del cammino, entrambi in pazienti post-ictus in fase subacuta e cronica».

«Studi recenti hanno dimostrato l'efficacia della robotica e di altre tecnologie per la riabilitazione e l'assistenza di persone con disabilità. In particolare, ai fini del recupero motorio di persone con disabilità a seguito di danni neurologici (ictus, lesioni midollari, sclerosi multipla e Parkinson) i dispositivi robotici sviluppati a partire dagli ultimi 20 anni sono in grado di erogare trattamenti sicuri, intensivi e ripetibili, sempre sotto la stretta supervisione dei professionisti dello staff riabilitativo, e di quantificare gli esiti dei trattamenti riabilitativi mediante la registrazione di dati relativi ai movimenti effettuati e alle forze esercitate dal paziente».

«È necessario- aggiunge Mazzoleni - uno sforzo congiunto con l'obiettivo di finalizzare trial clinici multicentrici randomizzati controllati (RCT) con lo scopo di evidenziare gli effetti dei trattamenti basati su dispositivi robotici con il massimo rigore metodologico. A tal proposito sono iniziati appena stati avviati due studi RCT multicentrici a livello nazionale, uno focalizzato alla riabilitazione dell'arto superiore e l'altro alla riabilitazione del cammino, entrambi in pazienti post-ictus in fase subacuta e cronica, con il coinvolgimento di oltre 20 strutture ospedaliere e centri di ricerca clinica».

«Inoltre la combinazione di più trattamenti riabilitativi basati su tecnologie innovative (come ad esempio terapia assistita dal robot e stimolazione elettrica funzionale)- approfondisce il comunicato- potrebbe permettere di incrementare i vantaggi rispetto alla somministrazione dei singoli trattamenti separati: i fattori di cui tener conto per l'identificazione del trattamento ottimale per ciascun paziente sono molteplici (ad esempio intensità, durata e modalità di somministrazione) e devono essere analizzati mediante un approccio metodologico solido al fine di eliminare bias e fattori di confondimento».

«Grazie a sperimentazioni cliniche- aggiunge il Dott. Mazzoleni- abbiamo dimostrato che l'utilizzo combinato di scale cliniche di valutazione e metodi quantitativi basati, ad esempio, sull'utilizzo di parametri cinematici registrati dai robot durante le sessioni di riabilitazione, e' in grado di fornire un quadro complessivo sugli esiti dei trattamenti in corso. In particolare, mediante questo approccio integrato gli operatori dello staff riabilitativo possono ricavare per ciascun paziente informazioni fondamentali - per la comprensione dei meccanismi neurofisiologici alla base del recupero motorio e degli adattamenti del sistema nervoso centrale a seguito di danni neurologici. In tal modo i trattamenti riabilitativi possono essere adattati prontamente alle specifiche esigenze di ciascun paziente in modo da ottimizzare i tempi e le risorse a disposizione". "Le tecnologie come la robotica e l'intelligenza artificiale sono fondamentali per assicurare un'assistenza adeguata alle persone con disabilità: infatti gli ausili tecnologici innovativi, come ad esempio la carrozzina robotica RISE sviluppata dal Centro di Riabilitazione Motoria INAIL di Volterra con l'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna all'interno di un progetto di ricerca congiunto che-prosegue ancora la nota- si sta avviando alla conclusione della validazione clinica il prossimo giugno, possono contribuire al reinserimento socio-lavorativo grazie ad una molteplicità di caratteristiche tecnico-funzionali in grado di assistere lea persone nelle attività di vita quotidiana, in particolare la mobilità, la verticalizzazione e l'accesso ai servizi igienici».
 

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