ICTUS, NUMERI IN CRESCITA. IL RUOLO SEMPRE PIU' CENTRALE DELLA RIABILITAZIONE

05 Marzo 2018

Ogni buona notizia nasconde una realtà più complessa da decifrare. Prendete ad esempio l’aspettativa di vita: è vero che molto cresciuta, ma questo dato di fatto –positivo- racchiude tutta una serie di importanti conseguenze da affrontare.
Con la crescita del numero di sopravvissuti all’ictus, ad esempio, si è moltiplicato il bisogno di riabilitazione. In Italia il numero di persone che convive con disabilità conseguenti all’ictus sta raggiungendo infatti ormai la soglia delle 930mila unità, il che significa che ciascun medico di medicina generale assiste 4-7 pazienti colpiti dalla malattia e 20 sopravvissuti con disabilità. Eppure solo sei Regioni in Italia presentano percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali aggiornati e attivi per la riabilitazione (Valle d’Aosta, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna e Marche); nelle restanti Regioni, secondo uno studio realizzato da Alice Italia Onlus, e presentato presso la Fondazione Santa Lucia Irccs, la documentazione su queste cure sanitarie non è aggiornata, oppure è dichiarata non operativa o non è del tutto pervenuta.

Si diceva delle conseguenze, per l’appunto. A cominciare dai costi: quelli collettivi dell’ictus sono valutati nello studio in 3,7 miliardi di euro, ben il 4% della spesa sanitaria nazionale. Un terzo è rappresentato dalle spese di trattamento nella fase acuta, gli altri due terzi sono costi generati dalla disabilità. Ci sono poi gli oneri che cadono sulle spalle delle famiglie. Secondo lo studio di Alice le spese famigliari aumentano del 58% a causa della malattia. Il 69% dei pazienti di età compresa tra i 25 e i 59 anni deve abbandonare il lavoro a causa della malattia.

Dei 200mila casi di ictus che si verificano ogni anno in Italia, nell’80% il paziente sopravvive, ma oltre 50mila pazienti perdono l’autonomia secondo lo studio di Alice. Un dato che trova conferma nelle stime della Società italiana di riabilitazione neurologica (SIRN): «Ogni anno - ha spiegato il presidente, Stefano Paolucci - in Italia circa 42.300 pazienti presentano alla dimissione dal reparto acuti esiti gravissimi di ictus per i quali è necessario un tempestivo ricovero in strutture di alta specialità adeguatamente attrezzate per la neuroriabilitazione».

In relazione alla gravità del danno cerebrale subìto si possono registrare non solo la paresi degli arti superiori e inferiori, ma anche gravi problemi neurologici e cognitivi che compromettono l’autonomia della persona. Il 60% dei pazienti presenta problemi visivi e quasi la metà difficoltà di deglutizione e respirazione mentre un paziente su tre soffre di disturbi del linguaggio e depressione.

«Negli ultimi dieci anni il grado di autonomia dei nostri pazienti al momento del ricovero si è dimezzato – osserva il Dottor Antonino Salvia, direttore sanitario della Fondazione Santa Lucia Irccs –. Assistiamo quindi pazienti sempre più gravi che richiedono percorsi di neuroriabilitazione intensi e multidisciplinari. Un terzo di tutti i casi di ictus in Italia presenta deficit neurologici e cognitivi rilevanti che richiedono un’assistenza in strutture di neuroriabilitazione di alta specialità, dotate di tutti i requisiti strutturali e di personale previsti dalla legge. Solo così è possibile affrontare in modo efficace tale complessità».

La stessa Italian Stroke Organisation (Iso) nelle linee guida di prevenzione e trattamento dell’ictus cerebrale, per i casi gravi raccomanda fortemente che il trattamento riabilitativo inizi fin dalla fase acuta che il progetto riabilitativo individuale sia realizzato in strutture specializzate da parte di un team interdisciplinare con esperienza specifica, che applichi programmi riabilitativi e assistenziali in accordo con obiettivi definiti.
 

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