RIABILITAZIONE E ROBOTICA, AL VIA UNO STUDIO MULTICENTRICO

16 Febbraio 2018

La riabilitazione al centro di uno studio che vede impegnata la fondazione Centri Padre Pio di San Giovanni Rotondo: il progetto, promosso dall’Ospedale San Gerardo e dalla Asst Monza Regione Lombardia, vede impegnate altre 17 strutture italiane e punterà alla comprensione dei diversi effetti terapeutici di questo approccio negli esiti di stroke rispetto alle terapie convenzionali.

Obiettivo: raggiungere risultati più efficaci, in minor tempo, nel recupero dell’arto superiore dopo l’ictus. Nell’esperienza fattuale, il trattamento robotico ha già fatto registrare performance di rilievo soprattutto nella capacità dei pazienti di recupero della forza e della funzione del braccio. Per di più, secondo studi recenti, a migliorare è l’articolarità del braccio e i movimenti di presa della mano. Alcuni pazienti che hanno continuato a fare riabilitazione robotica hanno recuperato in modo importante e significativo anche a distanza di un anno dall’ictus, ad esempio riuscendo a fare di nuovo azioni quotidiane come afferrare una bottiglia o bere da soli.

Allo stato attuale sono stati implementati diversi sistemi robotici per la riabilitazione dell’arto superiore negli esiti di stroke, che sono ormai correntemente utilizzati presso i Centri Riabilitativi anche nel nostro Paese (in Italia sono almeno 35 i Centri che li utilizzano). Il tema inesplorato, tuttavia, è la caratterizzazione della tipologia di paziente più adatta a ricevere un trattamento con i diversi sistemi robotici, in termini di gravità neurologica, tipo di ictus cerebrale (e sede di lesione), distanza dall’ictus e tipo di deficit (i.e. sensitivi, sensori-motori, cognitivi). Questo rimane un aspetto di estrema rilevanza clinica ma ad oggi ancora poco conosciuto. In più, la specifica tipologia della tecnologia robotica utilizzata non è ancora sufficientemente indagata per la sua attività nelle diverse fasi del recupero motorio.

La comprensione di questi aspetti potrebbe da un lato avere positive ripercussioni sulla pratica clinica – proponendo percorsi altamente personalizzati al fine di promuovere il massimo recupero possibile -, dall’altro potrebbe migliorare il settore della ricerca scientifica permettendo di studiare i meccanismi di recupero promossi da specifici dispositivi tecnologici.
“Lavoriamo con i robot di arto superiore da ormai 6 anni e abbiamo già ottenuto importanti risultati – spiega il direttore sanitario dei Centri Padre Pio, Serena Filoni -. Uno studio che abbiamo condotto con la facoltà di Bioingegneria della Sapienza di Roma, che ha già prodotto una tesi sulla riabilitazione dell’ictus post acuto, sta per essere pubblicato su una importante rivista scientifica internazionale. Questo a dimostrazione della nostra esperienza avanzata e consolidata nel settore”.

Le apparecchiature robotiche che verranno utilizzate sono specifiche per l’esercizio a livello della spalla, gomito, polso e mano del lato lesionato e sono essenzialmente riconducibili a due “categorie”: esoscheletri e end effector.
Sono 18 i centri italiani che partecipano allo studio; in queste strutture, saranno arruolati tutti i casi con esiti di ictus che, nei 24 mesi successivi all’autorizzazione dei rispettivi Comitati Etici dei Centri di Neuroriabilitazione aderenti allo studio, verranno consecutivamente assegnati al trattamento robotico per il recupero dell’arto superiore. Il trattamento robotico sarà effettuato in base al macchinario a disposizione del Centro Riabilitativo (sono 9 i Centri che utilizzano apparecchi esoscheletrici e 9 quelli che utilizzano robot end effector) e secondo le modalità consolidate d’uso.

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