SIRN - Terapista di comunità

23 Novembre 2019

Riceviamo e pubblichiamo la nota trasmessa dalla nostra Rappresentante dei Terapisti Occupazionali, Dr.ssa Gabriella Casu, in merito alla proposta toscana di inserimento della figura del “terapista di comunità”:

 

L’Assessore Regionale al Diritto alla Salute, Stefania Saccardi per l’Azienda USL Toscana centro, ha proposto l’inserimento del “fisioterapista di comunità” per potenziare le cure primarie. I Terapisti Occupazionali, anche attraverso l’Associazione Italiana (AITO) propongono di integrare il team degli interventi di supporto alle condizioni di cronicità e disabilità con la presenza anche del terapista occupazionale, considerato che:

- il terapista occupazionale è l'operatore sanitario che, “in possesso del diploma universitario abilitante, opera nell'ambito della prevenzione, cura e riabilitazione (…) propone, ove necessario, modifiche dell'ambiente di vita e promuove azioni educative verso il soggetto in trattamento, verso la famiglia e la collettività” (DM 136/97);
- “Effettua una valutazione funzionale e psicologica del soggetto ed elabora, anche in équipe multi disciplinare la definizione del programma riabilitativo, volto all'individuazione ed al superamento dei bisogni del disabile ed al suo avviamento verso l'autonomia personale nell'ambiente di vita quotidiana e nel tessuto sociale” (DM 136/97);
- “Tratta condizioni fisiche, psichiche e psichiatriche, temporanee o permanenti, rivolgendosi a pazienti di tutte le età; utilizza attività sia individuali che di gruppo, promuovendo il recupero e l'uso ottimale di funzioni finalizzate al reinserimento, all'adattamento e alla integrazione dell'individuo nel proprio ambiente personale, domestico e sociale” (DM 136/97) e quindi sostiene la partecipazione alla vita sociale;
- “partecipa alla scelta e all'ideazione di ortesi congiuntamente o in alternativa a specifici ausili” (DM 136/97);

Inoltre,

  • Secondo la revisione di Gillespie (i) , del 2012, gli interventi di sicurezza a domicilio sembrano essere più efficaci se erogati da un terapista occupazionale: la valutazione della sicurezza domestica e gli interventi di adattamento sono stati efficaci nel ridurre il tasso di cadute (RR 0,81, IC 95% 0,68-0,97, sei studi, 4208 partecipanti) e rischio di caduta (RR 0,88, IC 95% 0,80-0,96, sette studi, 4051 partecipanti ). Questi interventi erano più efficaci nelle persone a più alto rischio di caduta, comprese quelle con gravi problemi alla vista.
  • La volontà degli utenti del servizio di accettare l’aiuto per rimuovere o modificare i pericoli domestici può essere influenzata da una serie di fattori; un ampio studio cross-section nel Regno Unito ha identificato che questi includevano età avanzata, cadute recenti e stato economico inferiore (Yardley et al. 2008). È essenziale che la valutazione esplori come l’uso effettivo dell’ambiente influenzi il rischio di caduta dell’individuo. È fondamentale dunque valutare anche la motivazione. Nel Profilo Professionale del Terapista Occupazionale, Dm 136/97, si legge che il professionista: “individua ed esalta gli aspetti motivazionali e le potenzialità di adattamento dell’individuo, proprie della specificità terapeutica occupazionale”. (Casu G, 2019 (ii) ).
  • I terapisti occupazionali, che sono addestrati a valutare i bisogni funzionali, sono in grado di determinare se le persone possono vivere in sicurezza in modo indipendente o richiedono ulteriore riabilitazione o assistenza infermieristica (Crennan e MacRae (iii), 2010);
  • Anche l’assistenza dei TO nella gestione dei farmaci ha dimostrato di essere un componente efficace nelle strategie di riduzione della riammissione ospedaliera (Bradley et al., 2013 (iv)). Ad esempio, il TO può valutare se i pazienti possono aprire contenitori di farmaci e manipolare scatole di pillole.
  • i terapisti occupazionali sono in grado di influenzare fortemente i piani di dimissione, che si sono correlati a tassi di riammissione più bassi (Bradley et al. , 2013; Dharmarajan & Krumholz , 2014 (v)).

Poiché i terapisti occupazionali si occupano dell'intera area della vita quotidiana, sono abituati a lavorare con qualsiasi altro professionista sia in ambito sanitario che sociale e anche con professionisti non sanitari, come gli architetti, i programmatori e i designer. Ciò rende i terapisti occupazionali completamente preparati per svolgere un ruolo centrale nei team interprofessionali nelle cure primarie e integrate.
Cercare soluzioni che affrontano l'impatto della malattia o della disabilità e il modo in cui le persone partecipano alla società è la chiave per solidi sistemi integrati di erogazione di assistenza sanitaria (Bolt et al, 2019 (vi) ).
Il progetto riabilitativo deve spostarsi nel territorio, “in community” cosi che la riabilitazione, partendo dalla valutazione dei rischi e dei facilitatori, passando per lo svolgimento delle occupazioni e la prova degli ausili nell’ambiente abituale (supermercato, parco, circolo creativo, luogo di lavoro, Chiesa, …), sia il ponte verso il rientro a una vita il più possibile piena e soddisfacente. Se lo scopo del professionista della riabilitazione è fare prevenzione e rendere la persona nuovamente abile a svolgere le proprie occupazioni è necessario che queste siano svolte, non solamente simulate, assieme al personale competente, a tutto il team, tra cui il terapista occupazionale.

 

(i) GILLESPIE LD, ROBERTSON MC, GILLESPIE WJ, SHERRINGTON C, GATES S, CLEMSON LM, LAMB SE (2012) - .Interventions for preventing falls in older people living in the community. - Cochrane Database Syst Rev. 2012 Sep 12;(9):CD007146. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22972103

(ii) Casu G, Linee guida per la prevenzione delle cadute, edisef, residenze sanitarie – marzo 2019
https://residenzesanitarienews.it/2019/03/17/linee-guida-per-la-prevenzione-delle-cadute/

(iii) CRENNAN, M., & MACRAE, A. (2010). Occupational therapy discharge assessment of elderly patients from acute care hospitals. Physical & Occupational Therapy in Geriatrics, 28, 33-43 https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.3109/02703180903381060

(iv) BRADLEY, E. H., CURRY, L. A., HORWITZ, L. I., SIPSMA, H., WANG, Y., WALSH, M. N., . . . KRUMHOLZ, H. M. (2013). Hospital strategies associated with 30-day readmission rates for patients with heart failure. Circulation: Cardiovascular Quality and Outcomes, 6, 444-450. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3802532/

(v) DHARMARAJAN, K., & KRUMHOLZ, H. M. (2014). Strategies to reduce 30-day readmissions in older patients hospitalized with heart failure and acute myocardial infarction. Current Geriatrics Reports, 3, 306-315
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4242430/

(vi) Bolt M, Ikking T, Baaijen R, Saenger S. (2019) Occupational therapy and primary care. Primary Health Care Research & Development 20(e27): 1–6. doi: 10.1017/ S1463423618000452 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6476805/